La vinaccia e il suo arrivo in distilleria

La produzione inizia con l’arrivo della vinaccia dai piccoli produttori della zona, pesata e controllata con gli stessi strumenti di un tempo. Viene subito conservata nei silos profondi dieci metri, dove rimane fresca per mesi grazie a un metodo semplice e manuale: ogni giorno viene allargata e compattata a mano, poi coperta e messa sotto sabbia per proteggerne l’aroma. È qui che prende forma la qualità della grappa, molto prima dell’accensione del fuoco.

L’alambicco e la preparazione della cotta

Quando arriva il momento della distillazione, la vinaccia viene raccolta, insaccata e portata a spalla nell’alambicco ottocentesco, caricato ancora come si faceva un tempo. L’acqua si misura a vista, la vinaccia si distribuisce nella caldaia e il coperchio si chiude con la precisione che nasce dall’esperienza. La preparazione della cotta è un gesto quotidiano, semplice e ripetuto, ma conserva il carattere di un rito che unisce il lavoro dell’uomo a un sapere tramandato.

L’arte della distillazione a fuoco diretto

La distillazione procede a fuoco diretto, senza manometri né strumenti elettronici. Il distillatore guida il processo con il tatto e con l’orecchio, regolando il fuoco in base al calore del rame e al suono del vapore. L’alambicco, costruito a fine Ottocento e ancora perfettamente funzionante, continua a operare con la stessa precisione di allora. Il taglio della testa e della coda avviene con cura costante, fino a raccogliere il cuore della grappa nella sua forma più pulita. Accanto a questa manualità antica, le analisi chimiche restano moderne e rigorose, monitorate e certificate dalla dogana per garantire sicurezza e qualità. È un equilibrio raro, in cui la tradizione si affida ai sensi mentre il controllo finale rimane affidato a strumenti contemporanei.

La vinaccia che diventa energia

Una volta terminata la cottura, la vinaccia esausta non viene scartata. Viene raccolta, pressata lentamente per diverse ore e trasformata in blocchi compatti che, una volta tagliati, vengono lasciati riposare e asciugare per molti mesi. Durante questo tempo perdono umidità, diventano leggeri e pronti per un nuovo utilizzo. Saranno proprio questi blocchi a diventare il combustibile che alimenta il fuoco dell’anno successivo, permettendo all’alambicco di riprendere il suo lavoro. Si chiude così un ciclo produttivo essenziale: la stessa materia che dà origine alla grappa fornisce anche il calore necessario per distillarla, senza sprechi e nel rispetto di una tradizione che continua a rinnovarsi.

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