Ricerche popolari
Levi Serafino sposò Teresina Balbo ed ebbero due figli: Lidia (1926) e Romano (1928). Circa nel 1920 Serafino decise di spostarsi a Neive perché il territorio produceva grandi vini e c'erano vinacce in grande quantità e di alta qualità. Nel 1924 fondò la sua Distilleria a fuoco diretto ed iniziò l'attività. Serafino morì nel 1937, lasciando Romano, Lidia e la moglie, Teresina Balbo, che continuò a lavorare in Distilleria fino alla sua morte avvenuta nel 1945 a causa di una delle poche bombe che furono lanciate sul paese di Neive sul finire della guerra. Romano aveva solo 17 anni ed era uno studente ad Alba. Decise di smettere di studiare e cominciò a lavorare nella distilleria, dalla quale non si allontanò mai fino alla sua scomparsa, il primo maggio 2008.
L’arte selvatica di Romano Levi
Romano Levi trasformò le etichette della distilleria in un linguaggio personale, fatto di tratti spontanei, figure leggere e frasi nate dall’osservazione quotidiana. Ogni bottiglia diventava un pezzo unico, scritto e disegnato a mano, capace di raccontare il suo modo di vivere la distillazione come gesto umano e poetico. Quell’arte selvatica, riconoscibile e irripetibile, contribuì a rendere celebre il suo lavoro nel mondo.
L’alambicco a fuoco diretto, cuore della distilleria Levi
L’alambicco a fuoco diretto introdotto da Serafino Levi è il centro vivo della distilleria, un apparecchio che richiede presenza costante, sensibilità e un rapporto continuo con il calore. Romano Levi lo definiva un “gioiellino”, certo che, se alimentato e rispettato, sapesse restituire una grappa dal carattere autentico.
Attorno al suo calore si è formata un’identità fatta di stagioni, profumi e attenzione alle sfumature delle vinacce. La scelta di mantenerlo immutato preserva una pratica che rimanda direttamente alla storia dei Levi, offrendo una continuità che dà voce a territorio, mani e memoria.